Esiste un istante, subito dopo il passaggio di Harry, in cui l’aria si è fermata e il mondo sembra abbia trattenuto il respiro. Non è quiete, non è pace, ma è un tempo sospeso. Una sospensione incredula. Queste immagini non cercano lo scalpore della tempesta, ma l'eredità che ha lasciato nella vita di un popolo. Raccontano di come una quotidianità familiare possa diventare, in poche ore, una geografia irriconoscibile. Una quotidianità strappata alla propria intimità e gettata nel fango, trasformata in reperti di una vita interrotta. Il colore del "dopo" è quello di tutto ciò che si deposita e dell’acqua che si ritira, lasciando scoperte le cicatrici di una terra vulnerabile. Eppure, tra le macerie, tra le immense pozze di fango, emerge qualcosa di ostinato: lo sguardo di chi resta. Lo shock si trasforma in volontà e le mani smettono di tremare per iniziare a ricostruire. Il Ciclone Harry è passato. Ciò che resta non è solo assenza, ma la muta testimonianza di quanto siamo piccoli di fronte alla forza della natura ma anche di quanto siamo grandi quando decidiamo di restare e di rialzarci.