Aria, acqua, cibo, benessere, tutto è legato alla salute della Terra. Eppure, si è creata una sindrome da disconnessione con la Natura. Il Progresso, abusandone, ha innescato un processo che è cresciuto in maniera esponenziale producendo due effetti deleteri. Il primo, incidendo sulla nostra capacità di adattamento e facendo della facoltà intellettiva umana la carta vincente per sopravvivere, tende ad imporre l’Uomo come specie dominante; il secondo effetto riduce invece la nostra biofilìa istintiva, ovvero l’amore e l’attrazione per la Vita. I dati dimostrano inequivocabilmente le cicatrici delle attività invasive e distruttive dell’uomo, capaci di alterare equilibri naturali, in primis quello climatico. Uno studio multidisciplinare integrato sugli effetti dei cambiamenti climatici sul bacino del Mediterraneo ha evidenziato un'evoluzione più marcata rispetto ad altre macroregioni del Pianeta. Culla di Civiltà e luogo di connubio tra storia umana e natura, il Bacino del Mediterraneo si trova in una posizione geografica unica, con un’eterogeneità ambientale senza eguali e una biodiversità, a dir poco, straordinaria. Sono endemici il 44% dei pesci ed il 25% dei mammiferi, così come il 35% degli anfibi italiani e il 24% dei rettili iberici, senza dimenticare le 25.000 specie di vegetali, di cui la metà sono proprie di quest’area. Non a caso il Mediterraneo viene individuato come uno dei 25 hotspot di biodiversità a livello globale. E’, però, il bacino che si sta surriscaldando più velocemente tra tutti quelli analizzati e che nel 2023 ha raggiunto il valore termico più elevato e per il quale viene identificato anche come hotspot del cambiamento climatico. La situazione è amplificata dal fatto che si tratta di un'area fondamentalmente chiusa, dall'uso intensivo del suo suolo, dall'urbanizzazione e dall'inquinamento delle regioni che si affacciano su questo mare. Da quello urbano a quello marino, non esiste un ecosistema che non risenta degli effetti del Cimate Change. Nel futuro di una delle più importanti culle della civiltà umana si prospetta, dunque, un incremento della siccità e la formazione di terre aride. Il Bacino del Mediterraneo rischia di essere inghiottito dal vortice della nuova era dell’Antropocene. Il governatore della Sicilia Schifani, nel corso di una seduta di Giunta di febbraio, ha dichiarato lo stato di calamità naturale da siccità severa. Prospettive catastrofiche che esigono risposte certe ed azioni immediate: una gestione sostenibile delle attività ittiche, la riduzione delle fonti di inquinamento, l’istituzione di altre aree protette ed un monitoraggio serrato e costante.
Una contrapposizione di immagini, la vita e la morte, con un unico filo conduttore, l’opera dell’uomo. Un apicoltore che si toglie gli indumenti da lavoro. Un inno alla vita, l’uomo che attraverso le api cerca di preservare la biodiversità. Di contro, le radici di una Betulla etnea, rivolte al cielo come dita scheletriche, mostrano la moria che sta colpendo il bosco ai piedi del vulcano Etna a causa del cambiamento climatico e del surriscaldamento globale.
Il caos della competizione per il cibo, l’eterna lotta per la sopravvivenza. Un gruppo di gabbiani affamati si lanciano selvaggiamente gli uni sugli altri per afferrare i pesci che affiorano dall’acqua. Accanto, il ritratto di un vecchio pescatore che affiora dall’oscurità. L’oscurità delle notti di quello stesso mare in cui da anni anche lui lotta per sopravvivere. Un mare che ha visto l’Uomo imporsi come specie dominante e lasciare cicatrici profonde che deturpano il volto del Pianeta.
Un esemplare di Hermodice Carunculata, comunemente vermocane o verme di fuoco. Un predatore molto vorace con proprietà urticanti che possono causare irritazioni cutanee, rappresentando una minaccia sia per diverse specie marine che per l’uomo. Il suo proliferare nei mari del sud Italia è indice della grave crisi climatica del Mediterraneo e di preoccupazione per i potenziali danni che tale specie può arrecare al settore ittico.
la superficie mossa evoca un'atmosfera aliena e opprimente, mentre la visione subacquea — con la silhouette di due pinne immerse in un'acqua torbida e satura di particelle — simboleggia l'Antropocene e il soffocamento biologico in corso. L'immagine si fa manifesto visivo dell'acidificazione e della perdita di biodiversità, trasformando lo sguardo del subacqueo nella testimonianza diretta di un collasso ambientale non più rimandabile.
Le due realtà del Mediterraneo. Luogo di straordinaria biodiversità ma anche luogo di sfruttamento intensivo. Due pescatori di gambero rosso tengono la rete che viene trainata dal peschereccio. Una rete che contiene centinaia di migliaia di gamberi ma anche pesci che non hanno un commercio, strappati al mare inutilmente. La pesca a strascico è una tra le principali cause dell’impoverimento ittico di questo Bacino.
L’ambiente naturale, il fattore dinamico ed eterno che ha accompagnato l’umanità nella sua crescita verso la civiltà. Una natura che ci ha sempre ospitato e insegnato a vivere come parte integrante del suo equilibrio. Un equilibrio che l’uomo, nella sua lotta esistenziale, sta distruggendo in funzione di quel concetto chiamato sopravvivenza.
Una figura incandescente, con un’aura surreale e inquietante appare dal buio. Il viso tra le mani crea una storia dalle tinte oscure, quella dell’uomo e del suo futuro. Da quello urbano a quello marino, non esiste un ecosistema che non risenta degli effetti del Cimate Change. Le ondate di caldo aggravano i sintomi di chi ha patologie mentali ma colpiscono anche i soggetti non patologici.
L’eterna lotta della vita con la morte. Un animale ammazzato e delle radici che vogliono sopravvivere. Il progresso incidendo sulla nostra capacità di adattamento e facendo della facoltà intellettiva umana la carta vincente per sopravvivere, tende ad imporre l’Uomo come specie dominante e ne riduce la biofilìa istintiva, ovvero l’amore e l’attrazione per la Vita. I dati dimostrano inequivocabilmente le cicatrici delle attività invasive e distruttive dell’uomo, capaci di alterare gli equilibri naturali, in primis quello climatico.
Questo dittico racconta visivamente la violenza termica che sta rimodellando il Bacino del Mediterraneo, dove le temperature crescono a ritmi record. Il pannello superiore, immerso in un rosso accecante e innaturale, evoca l'oppressione delle onde di calore estremo. Sotto, il contrasto gelido del bianco e nero documenta gli effetti di questa desertificazione: un serpente giace senza vita sull'asfalto rovente. L'accostamento fotografico si trasforma così in una potente didascalia visiva sull'inaridimento di un intero ecosistema, schiacciato tra l'impatto urbano e l'avanzata inesorabile dell'Antropocene.
Le cicatrici della siccità nel Bacino del Mediterraneo si fanno sempre più profonde. Nel sud e nell’est del bacino, caratterizzati da poche precipitazioni e da una forte crescita demografica, la situazione appare già molto critica. Sono circa 180 milioni gli individui che vivono con meno di 1.000 metri cubi d’acqua all’anno, mentre la mancanza estrema d’acqua, cioè meno di 500 metri cubi d’acqua all’anno, colpisce già 80 milioni di persone.